VILLA EMILIA

La Comunità Villa Emilia è una delle strutture terapeutiche del Centro Calabrese di Solidarietà che esercita specifiche mansioni relative all'accoglimento di soggetti con problematiche di tossicodipendenza e alcooldipendenza

La Comunità Villa Emilia è una delle strutture terapeutiche del Centro Calabrese di Solidarietà che esercita specifiche mansioni relative all'accoglimento di soggetti con problematiche di tossicodipendenza e alcooldipendenza

La Comunità Villa Emilia è una delle strutture terapeutiche del Centro Calabrese di Solidarietà che esercita specifiche mansioni relative all'accoglimento di soggetti con problematiche di tossicodipendenza e alcooldipendenza

VILLA SAMUELE

Villa Samuele è una delle strutture terapeutiche del Centro Calabrese di Solidarietà che ha come obiettivo quello di accogliere soggetti con problematiche di tossicodipendenza e alcooldipendenza.

Villa Samuele è una delle strutture terapeutiche del Centro Calabrese di Solidarietà che ha come obiettivo quello di accogliere soggetti con problematiche di tossicodipendenza e alcooldipendenza.

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INCONTRI PER FAMIGLIE DEL CENTRO CALABRESE DI SOLIDARIETÀ: UNA PALESTRA EDUCATIVA SENZA PRECEDENTI

Gli operatori del settore prevenzioneAnnarita non ha dubbi: gli incontri preventivi promozionali per famiglie, gestiti dagli operatori del Centro Calabrese di Solidarietà con i fondi Cei dell’otto per mille - fortemente sostenuti dalla Caritas Diocesana guidata dal direttore don Roberto Celia e voluti da Sua Eccellenza Monsignor Vincenzo Bertolone - rappresentano davvero una “palestra educativa” senza precedenti.

Mai come in questo periodo storico, infatti, è avvertita l’esigenza di investire su fattori educativi di crescita e di prevenzione che rifuggono dallo spontaneismo a volte molto dannoso. Da genitori più forti, infatti, crescono figli più sicuri. “Ho frequentato i corsi più volte, e ne sono uscita arricchita come persona, oltre che come moglie e madre – è il commento di Annarita – Non posso che consigliarli a tutti, perché ho visto su di me i benefici che ne derivano. Prima ero una mamma ansiosa, ora ho acquisito sicurezza e non temo più la pressione sociale”. Già, la pressione sociale: quella che vuole che genitori e figli siano amici, che evitino situazioni di conflitto e che vivano sotto lo stesso tetto senza neanche comunicare. “Gli incontri per famiglie gestiti dal Centro Calabrese di Solidarietà, che si sono realizzati grazie alla disponibilità dell’Arcidiocesi di Catanzaro –Squillace e della Caritas presso parrocchie e associazioni dislocati sul territorio, sono stati concepiti per rafforzare le abilità genitoriali – ha chiarito Cristina Marino, tra gli operatori coinvolti nel progetto assieme a Franca Astorino, Claudio Falbo, Andrea Barbuto e Alfredo Avellone – Ogni ciclo è composto da dieci incontri per un numero massimo di quindici partecipanti, e si attiene al programma “SFP” elaborato da Karol Kumpfer negli Stati Uniti. Un metodo che sta mietendo successi in tutto il mondo perché, attraverso attività incrociate tra genitori e figli, le famiglie imparano a gestire le situazioni di conflitto ed accrescono le proprie capacità organizzative”. In due stanze separate, genitori e figli si confrontano con gli operatori e con altre famiglie e imparano, i primi, ad acquisire autorevolezza ed a rivolgere le richieste ai figli; i secondi a chiedere rispetto ed attenzione a chi è chiamato ad educarli. Al ritorno a casa, ci sono anche “i compiti” da svolgere: l’educazione, del resto, è amore, e come tale va curata ogni giorno con costanza. E la crescita è ben visibile, sia agli occhi degli altri che dei propri: col tempo si impara a rispettarsi ed a comunicare senza alzare la voce, si sta meglio in termini di salute (l’ipertensione arteriosa è la prima a ridursi) e si vive con più serenità il proprio posto in società. Tant’è che, per effetto moltiplicatore, quelli che un tempo erano semplici “utenti” dei corsi sono ora “famiglie solidali” nell’ambito del progetto “Tessere di comunità”, giunto alla fine della seconda annualità, ma con un chiaro intento di radicarsi come proposta. D’altronde, chi meglio di un padre e una madre un tempo scoraggiati può infatti comprendere la solitudine di un genitore inascoltato?

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